L’Agenda ONU 2030

Settembre 2015: 193 stati siglano uno dei più importanti accordi mondiali per universalità e urgenza. È l’Agenda ONU 2030, un programma lungo 15 anni, che ha lo scopo di restituire un mondo migliore di come ci è stato affidato.

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“Lo Sviluppo Sostenibile è definito come uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni.”

(Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, dipartimento per la Pubblica Informazione Nazioni Unite)

 

 

 

Cos’è l’Agenda Onu 2030?

 

Nel settembre 2015 gli stati membri dell'ONU hanno approvato l'Agenda 2030, un programma di azione universale contenente 17 obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile.

Essa è il risultato di due anni di lavoro e di consultazioni pubbliche con la società civile e con parti rappresentanti la voce dei più vulnerabili.

L'attuazione dell’agenda è una responsabilità condivisa da tutti i paesi e rappresenta un passo avanti a livello mondiale nell'approccio allo sviluppo sostenibile.

Attori quali cittadini, aziende, organizzazioni, comunità scientifiche, enti pubblici e nazioni possono collaborare per raggiungere questi obiettivi, condividendo competenze e interessi.
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Ciascun obiettivo deve essere raggiunto tenendo in considerazione le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile: Economica, Sociale e Ambientale e si ripromette di sviluppare cinque ambiti ben precisi: Persone, Pianeta, Pace, Prosperità e Collaborazione.

Lo sviluppo sociale, economico e ambientale sarà realmente sostenibile solo quando ogni obiettivo verrà pienamente raggiunto.

 

 

 

Quali sono i 17 Obiettivi?

 

“Siamo determinati a fare i passi audaci e trasformativi che sono urgentemente necessari per portare il mondo sulla strada della sostenibilità e della resilienza. Nell’intraprendere questo viaggio collettivo, promettiamo che nessuno verrà trascurato.”

(Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, dipartimento per la Pubblica Informazione Nazioni Unite

Leggendo i 17 “global goals” si percepisce una visione quasi utopica del futuro della nostra società globale: essi sono infatti profondamente virtuosi, ambiziosi e in fortissima tensione verso un miglioramento della condizione umana e della giustizia sociale. Tendono ad un sistema economico e finanziario equo e sostenibile, in armonia con la natura ed il pianeta che ci ospita.

Nel leggerli, pare di rivivere il memorabile discorso di Martin Luther King “I have a dream” o quello tenuto da Nelson Mandela presso la alla City Hall di Città del capo, il giorno della sua liberazione, dopo 27 anni di detenzione: appelli ambiziosi, ma necessari. Discorsi fondamentali, inderogabili e urgenti, capaci di ispirare intere nazioni.

 

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Di seguito elenchiamo i 17 obiettivi, così come sono stati redatti dall’Assemblea Generale dell’ONU:

1.  Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo.


2.  Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile.


3.  Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età.


4.  Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti.


5.  Raggiungere l’uguaglianza di genere, per l'empowerment di tutte le donne e le ragazze.


6.  Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico sanitarie.

 

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7.  Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni.


8.  Incentivare una crescita economica, duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti.


9.  Costruire una infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile.


10.  Ridurre le disuguaglianze all'interno e fra le Nazioni.


11.  Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili.


12.  Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo.

 

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13.  Adottare misure urgenti per combattere i cambiamenti climatici e le sue conseguenze.


14.  Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile.


15.  Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica.


16.  Promuovere società pacifiche e più inclusive per uno sviluppo sostenibile; offrire l'accesso alla giustizia per tutti e creare organismi efficaci, responsabili e inclusivi a tutti i livelli.


17.  Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile.

 

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L’Agenda 2030 chiama l’edilizia

 

L’Assemblea Generale ha deciso di puntare in alto e di impegnarsi per

“un mondo dove gli insediamenti umani siano sicuri, resistenti e sostenibili e dove ci sia un accesso universale ad un’energia economicamente accessibile, affidabile e sostenibile. Un mondo in cui i consumi, i processi di produzione e l’uso delle risorse naturali (dall’aria alla terra, dai fiumi, i laghi e le falde acquifere ai mari e agli oceani), siano sostenibili. Un mondo in cui lo sviluppo e l’impiego della tecnologia siano sensibili al clima, rispettino la biodiversità e siano resilienti.”

(Risoluzione adottata dall’Assemblea Generale il 25 settembre 2015)


casa in costruzione sdgs studio lancri modena
 

Per avere una visione pratica dell’effetto che l’edilizia può avere su scala globale, citiamo un estratto del rapporto annuale 2018 della “Cooperazione Internazionale Svizzera”, che sta portando avanti progetti di edilizia sostenibile in un paese in via di sviluppo quale l’India:

“A livello mondiale, il settore immobiliare e dell’edilizia è responsabile di quasi il 40% delle emissioni di anidride carbonica (CO2). La CO2 viene prodotta durante la fabbricazione dei materiali edili, in particolare il calcestruzzo; inoltre gli impianti di riscaldamento e raffreddamento degli edifici consumano una quantità enorme di energia. Le emissioni di CO2, in aumento nel mondo intero, sono una causa determinante del cambiamento climatico.”

L’intero settore edile, vista la sua rilevanza a livello ambientale, non può e non deve sottrarsi ad una nuova presa di consapevolezza: costruire edifici a basso impatto ambientale non è soltanto una possibilità. Se vogliamo, infatti, abbattere il prezzo che paga il pianeta per i nostri insediamenti, ora è diventata una necessità. Anche nel nostro paese.

 

 

 

La bioedilizia per l’Agenda 2030

 

La bioedilizia impiega materiali di costruzione naturali, regionali o riciclati e per questo persegue alti valori etici e sociali e opera in direzione della maggior parte degli obiettivi in Agenda.

 

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La costruzione di edifici con materiali naturali e locali crea una economia circolare virtuosa, che a sua volta genera ridistribuzione delle risorse e favorisce i cicli produttivi ed economici locali, aumentando la ricchezza media distribuita in quella regione.
La bioedilizia incentiva sia lo sviluppo di nuove figure professionali e nuove specializzazioni di manodopera, sia la nascita di nuove forme produttive e industriali, strettamente legate al territorio e all'ambiente naturale o rurale in cui sono localizzate.

A parità di cubatura, la costruzione di una casa naturale richiede maggior impiego di manodopera locale, a fronte di un minor impiego di materiali edili derivanti da produzioni industriali delocalizzate. In qualunque parte del mondo si costruisca con materiali naturali regionali, tipici del territorio e a filiera corta, si innesca un meccanismo di miglioramento delle condizioni produttive ed economiche generali di quella comunità.

Alcuni esempi di materiali naturali presenti in un territorio come l'Italia e utilizzabili ai fini edili sono il legno, la fibra di canapa, il cannucciato, le balline di paglia, la lana di pecora, il sughero, la calce, l'argilla e il bambù.
 

 

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Costruire in bioedilizia ha, quindi, una capacità riparatrice dirompente.
Dei 17 obiettivi elencati in Agenda, vogliamo declinare quelli sui quali la bioedilizia ha una maggiore forza impattante.

 

 

 

Contrastare a livello mondiale la povertà e la fame

 

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“Rinforzare la resilienza dei poveri e di coloro che si trovano in situazioni di vulnerabilità e ridurre la loro esposizione ad eventi climatici estremi, catastrofi e shock economici, sociali e ambientali”.


“Garantire sistemi di produzione alimentare sostenibili e implementare pratiche agricole resilienti che aumentino la produttività e la produzione, che aiutino a proteggere gli ecosistemi, che rafforzino la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici, a condizioni meteorologiche estreme e che migliorino progressivamente la qualità del suolo”.

Per raggiungere questi due obiettivi è fondamentale rinforzare la resilienza dei poveri e di coloro che si trovano in situazioni di fragilità e vulnerabilità ambientale.

Per migliorare l’attuale situazione di stravolgimento climatico, e di irregolarità delle stagioni che oggi impoveriscono tante regioni della terra, occorre ridurre l’inquinamento, l’effetto serra e le emissioni di CO2 in atmosfera, di cui l’edilizia convenzionale è responsabile per il 40% circa (Rapporto di dicembre 2017 di IEA, World Energy Statistics and Balances, IEA/OECD, Paris, www.iea.org/statistics ).


L’impiego su vasta scala dei metodi della bioedilizia può influire positivamente su molteplici aspetti perché permette di costruire edifici che, nell’arco della loro vita, sono capaci di risparmiare tanta energia da fare la differenza su scala mondiale, riducendo sensibilmente i livelli di gas serra, l’innalzamento delle temperature, i repentini mutamenti climatici, le desertificazioni e le inondazioni. Questi eventi danneggiano le comunità più fragili, inficiandone le produzioni agricole, quindi quelle alimentari, fino ad obbligarle all’abbandono delle terre.

In bioarchitettura si utilizza, tra gli altri materiali, anche prodotti di scarto (paglia di riso) o di risulta delle coltivazioni (paglia di grano). Riuscire a valorizzare ciò che altrimenti richiederebbe ulteriore energia per essere smaltito, rientra in quel circolo virtuoso che concorre all’abbassamento di richiesta energetica e collabora alla creazione di una cultura dello “spreco zero”.

coltivatore riso sdgs studio lancri modena

Impiegando per fini edili materiali di scarto della lavorazione dei cereali si rende possibile, anche in zone meno fortunate del pianeta, l’accesso a materiali da costruzione a basso costo o costo nullo. Questo riduce fortemente gli oneri di costruzione e rende più accessibile la realizzazione di una casa alle popolazioni locali. In questo senso, si riduce la povertà intesa come mancanza di mezzi e non solo di denaro.


Alcuni materiali largamente utilizzati in bioedilizia, inoltre, contribuiscono fortemente ad abbassare i livelli di CO2 e a frenare il crescente inaridimento di larghe aree del pianeta. Pensiamo al Bambù, flessibile sia nella costituzione che negli utilizzi, dall’edilizia all’alimentazione e già oggetto di studio e di sperimentazione in diversi paesi contro la desertificazione, in virtù della sua straordinaria resistenza.

 

 

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Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età

 

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“Ridurre sostanzialmente il numero di decessi e malattie da sostanze chimiche pericolose e da contaminazione e inquinamento dell’aria, delle acque e del suolo”.

Solo in Italia sono 84.000 ogni anno le morti premature legate all’inquinamento (siamo i primi in Europa), otto milioni in tutto il mondo, di cui la metà per inquinamento atmosferico e l’altra per inquinamento indoor. (https://www.eea.europa.eu/publications/air-quality-in-europe-2019 e https://www.who.int/health-topics/air-pollution#tab=tab_1.)

Per contribuire al raggiungimento di questo obiettivo, sono due i piani su cui possiamo fare la differenza: agire sul benessere e la salute all’interno degli edifici, annullando l’altissimo livello di inquinamento indoor rilasciato da finiture e arredi, tipico degli edifici odierni; migliorare la qualità dell’aria e dell’acqua nelle città, attraverso la riduzione dell’inquinamento atmosferico e delle falde acquifere.

Se da un lato coloro che abitano in edifici naturali costruiti in bioedilizia godono di un altissimo grado di comfort e salubrità dell’aria interna; dall’altro coinvolgono, in misura direttamente proporzionale alla vastità di utilizzo, tutti gli altri abitanti quali fruitori di città più salubri. Essi potrebbero infatti godere di un maggior benessere e una migliore salute, avendo a disposizione aria respirabile e un territorio in cui l’energia prodotta è rinnovabile e si tenda all’indipendenza da sistemi di raffrescamento e riscaldamento e a sistemi produttivi sostenibili.

 

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La riduzione dell’inquinamento atmosferico ci permetterebbe di abbattere l'incidenza sia delle semplici allergie che di malattie respiratorie, cardiovascolari, neoplasie o tumori. Queste infatti sono le patologie riconducibili alle sostanze nocive, quali le polveri sottili (PM 10 e PM 2.5), il biossido di Azoto (NO2) e le concentrazioni di ozono (O3) presenti nell’aria. La riduzione dell’esposizione a queste sostanze diminuirebbe i malati e, con essi, anche gli altissimi costi socio­economici affrontati dai sistemi sanitari pubblici e privati. Questo aspetto è di particolare importanza ed è destinato a fare la differenza anche nel lungo periodo.

La responsabilità è globale: è possibile far sì che il maggior numero di persone viva in case sane e prive di sostanze tossiche e che ciò crei un effetto a catena per il miglioramento dell’ambiente circostante. Una città completamente edificata in modo sostenibile, crea un benessere generalizzato e ha un impatto economico e sociale che non si limita al solo proprietario dell’immobile.
 

 

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Fornire un’educazione di qualità, equa e inclusiva.

 

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“Garantire entro il 2030 che tutti i discenti acquisiscano la conoscenza e le competenze necessarie a promuovere lo sviluppo sostenibile, anche tramite un’educazione volta ad uno sviluppo e uno stile di vita sostenibili”.

 

Un edificio, e ancor più un cantiere in materiali naturali, è un esempio che, sotto gli occhi di tutti, richiama a pratiche che tengano conto della nostra presenza quali ospiti del pianeta, il quale deve nutrire tutte le comunità e per farlo deve rimanere in buona salute.

Un cantiere bioedile è una scuola di educazione civica e ambientale e sensibilizza i cittadini, soprattutto quelli più giovani, alla ricerca, dentro ogni attività, del binomio innovazione – sostenibilità come risposta alle sfide imminenti.

 

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Collaborare al raggiungimento della parità di genere e allo sviluppo di donne e ragazze.

 

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“Il raggiungimento del pieno sviluppo del potenziale umano e dello sviluppo sostenibile non potrà realizzarsi se ancora metà della popolazione mondiale è privata di diritti e opportunità”.

Nell’ottobre 2016, durante l’ultima “Conferenza delle Nazioni Unite su abitazioni e sviluppo urbano sostenibili”, che ha luogo ogni 20 anni dal 1976, il Segretario Generale ONU Ban Ki-moon ha sottolineato l’importanza di investire nella costruzione di abitazioni, infrastrutture e servizi di base adeguati e a prezzi accessibili, coinvolgendo anche donne e ragazze nella realizzazione di città più sicure e produttive per tutti.

I corsi di formazione per le figure professionali legate alla bioedilizia coinvolgono molte donne e sono partecipate da numerose ragazze che vogliono ricoprire diversi ruoli altamente specializzati come quello di posatrice di paglia o di argilla, intonacatrice, pavimentatrice e molti altri. I materiali naturali sono più’ maneggevoli, meno pesanti e meno aggressivi rispetto ai corrispondenti materiali convenzionali e rendono il cantiere un luogo più raggiungibile anche al mondo femminile.

  

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Occorre inoltre ricordare che tradizionalmente in diverse culture quali quella Indiana, Africana ma anche Europea, le operazioni di finitura in calce o argilla, come l’intonacatura e la realizzazione di pavimenti, erano affidate alle donne. Esse infatti risultavano più adatte degli uomini a svolgere tali compiti, per via di una maggior propensione alla precisione e cura dei dettagli, attitudini indispensabili per la realizzazione di finiture di qualità.

Il Recupero di tecniche antiche di intonacatura e pavimentazione con materiali naturali permette a donne e ragazze nuovi sbocchi lavorativi e l’accesso ad un settore, quello edile, che gli era stato precluso a partire dall’era moderna. Si compie così un enorme passo avanti verso la parità di genere.
 

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Sviluppare l’accesso all’energia pulita a prezzi accessibili.

 

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“Raddoppiare entro il 2030 il tasso globale di miglioramento dell’efficienza energetica”.

L’energia è il principale responsabile del cambiamento climatico, rappresentando circa il 60% delle emissioni di gas serra globali.
(Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite https://unric.org/it/obiettivo-7-assicurare-a-tutti-laccesso-a-sistemi-di-energia-economici-affidabili-sostenibili-e-moderni/)

Questo è un obiettivo che ben si addice alla bioedilizia, che progetta edifici con una prestanza energetica elevatissima.

Grazie alle speciali caratteristiche di isolamento termico degli edifici, si abbattono gli sforzi per riscaldamento e raffrescamento e diminuisce la spesa per la fornitura di energia e i relativi costi ambientali.

In Italia, ad esempio, una residenza costruita in legno ed isolata con ballette di paglia raggiunge facilmente la classe energetica A4, la più elevata, ma anche gli standard di “casa passiva”, se l’edifico copre in autonomia la maggior parte dei fabbisogni energetici.

Un’altra classificazione in cui rientrano gli edifici moderni costruiti con materiali naturali è la NZEB (nearly zero-energy buildings). Per la classificazione italiana, qualunque edificio Nzeb rientra automaticamente nella classe A4, mentre non è scontato l’inverso.

Infine, Si può anche parlare di “casa attiva” quando l’edifico produce più energia di quanta ne consumi, tanto da poterla immettere nella rete.

 

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Le tecnologie per costruire secondo il settimo obiettivo, quindi, ci sono, si tratta di sfruttarle sempre di più!
 

 

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Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti.

 

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“Tentare di scollegare la crescita economica dalla degradazione ambientale”.

“Proteggere il diritto al lavoro e promuovere un ambiente lavorativo sano e sicuro”.

Sostenibilità ambientale e sociale sono punti fermi della bioarchitettura.
Essa, infatti, utilizza materiali ecologici che prevengono il degrado ambientale e promuove la specializzazione e la riconversione della manodopera verso una nuova cultura dell’edilizia, basata sulla salubrità, sicurezza e dignità del luogo di lavoro. Questo avviene nel rispetto delle norme vigenti e dei lavoratori.

 

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La domanda di edilizia e architettura sostenibili aumenta costantemente e con essa la possibilità occupazionale, che verrà garantita anche dal peso che il settore riveste, in un pianeta che dovrà dare riparo a 9,7 miliardi di abitanti nel 2050. (Rapporto delle Nazioni Unite “The World Population Prospects 2019: Highlights”)

 

 

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Realizzare infrastrutture resilienti e promuovere innovazione e industrializzazione eque, responsabili e sostenibili.

 

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“Aumentare l'efficienza nell'utilizzo delle risorse e adottare tecnologie e processi industriali più puliti e sani per l'ambiente”.


“Supportare lo sviluppo tecnologico interno, la ricerca e l'innovazione nei paesi in via di sviluppo, anche garantendo una politica ambientale favorevole, per una diversificazione industriale e un valore aggiunto ai prodotti”.

Il semplice prediligere risorse naturali e rinnovabili quali argilla, calce, canapa, paglia da cereali, lana di pecora, sughero, legno, così come l’impiego di materiali riciclati quali la cellulosa, il vetro cellulare o il riciclato di laterizio, spinge in maniera automatica l’industria edile all’adozione di processi industriali rispettosi dell’ambiente.

 

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Si innesca così un processo virtuoso, in cui l’innovazione viene indirizzata all’ingegnerizzazione dei materiali naturali antichi. Inoltre l’ottimizzazione nel recupero e riciclo di materiali industriali derivanti da altre filiere, collabora a rendere più sostenibile quelle meno virtuose.


Le tecnologie che vengono messe in atto mirano a creare imprese e strutture resilienti e raccolgono una rete di aziende che investono costantemente nella ricerca del risultato migliore al minore impatto ambientale.

 

 

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Ridurre le disuguaglianze interne e tra le nazioni.
 

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“Potenziare e promuovere l’inclusione sociale, economica e politica di tutti, a prescindere da età, sesso, disabilità, razza, etnia, origine, religione, stato economico o altro”.

Vulnerabilità socio­economiche e disuguaglianze sono lontane dall’essere sconfitte, come ci chiede il decimo obiettivo.

La povertà energetica, per esempio, colpisce 54 milioni di persone in Europa. Essa indica una situazione nella quale una famiglia o un individuo non siano in grado di pagare i servizi energetici primari (riscaldamento, raffreddamento, illuminazione, mobilità e corrente) necessari per garantire un tenore di vita dignitoso, a causa di una combinazione di basso reddito, spesa per l'energia elevata e bassa efficienza energetica nella propria abitazione". (https://cor.europa.eu/it/news/Pages/time-to-eradicate-energy-poverty-in-europe.aspx).

Si allarga sempre più la fascia di cittadini che devono scegliere se riscaldarsi o mangiare, che vivono in case vetuste e fatiscenti, con evidenti effetti negativi sulla salute.

 

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Solo in Italia un numero elevatissimo di famiglie vive in condizioni abitative precarie e sono circa 50.000 le persone che non possiedono ancora un’abitazione definitiva dopo i terremoti nel centro Italia del 2016.

Costruire case salubri, resistenti, a bassa richiesta energetica e dove ci si senta sicuri, è un compito che la bioedilizia assolve pienamente e, in collaborazione con le istituzioni, può trovare soluzioni edili che rispondano alle richieste di giustizia abitativa.

Inoltre, molte delle materie prima utilizzate dall’edilizia sostenibile aiutano a proteggere il terreno dal dissesto idrogeologico e dalla desertificazione, diminuendo così la fragilità di tante comunità che altrimenti dovrebbero abbandonare i propri territori. In Etiopia, per esempio, Il ministero dell’Agricoltura metterà a dimora quattro miliardi di piante, incluso il bambù a crescita rapida, materiale di grande versatilità edile.
 

 

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Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili.

 

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“Entro il 2030, ridurre l’impatto ambientale negativo pro-capite delle città, prestando particolare attenzione alla qualità dell’aria e alla gestione dei rifiuti urbani e di altri rifiuti”.

Entro il 2050, in base alle stime ONU, il 70 % dell’umanità vivrà in aree urbane. Secondo il “Panel internazionale sui cambiamenti climatici”, il 30% dell'energia consumata negli edifici potrebbe essere risparmiato creando benefici economici netti entro il 2030.

 

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In un quadro come questo, la bioedilizia è tra le più resilienti, innovative e responsabili forme di edilizia che si possano adottare. Garantisce un benessere abitativo tale da essere ideale per scuole, asili, palestre e strutture a scopo sociale e aggregativo. Richiede un investimento energetico sostenibile per l’intera comunità contribuente e ha un impatto tale da permettere di abbassare le emissioni di gas e polveri sottili che, soprattutto nei grandi centri urbani, è spesso sopra i livelli di guardia.

 

 

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Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo.

 

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“Ridurre in modo sostanziale la produzione di rifiuti”.

 
“Raggiungere la gestione eco-compatibile di sostanze chimiche e di tutti i rifiuti durante il loro intero ciclo di vita e ridurre sensibilmente il loro rilascio in aria, acqua e suolo per minimizzare il loro impatto negativo sulla salute umana e sull’ambiente”.

Sono tantissimi i fronti su cui interviene la bioedilizia per il raggiungimento di questo dodicesimo obiettivo. I materiali che vengono impiegati sono naturali e per la maggior parte reperibili all’interno del nostro territorio, sono, cioè, a Km zero (paglia, argilla, calce…) e il loro consumo è altamente sostenibile sia a livello sociale che ambientale. Molti di essi, una volta scartati, vengono riassorbiti dalla terra stessa. La paglia di riso, poi, è un sottoprodotto che non trovava impieghi, se non come combustibile nelle biomasse, fino a quando si è iniziato ad utilizzarlo con successo in bioedilizia.

Infine, l’utilizzo di materiali a Km zero, permette il fiorire di collaborazioni e cooperazioni vantaggiose con altre aziende fornitrici della stessa regione, alimentando così un’economia circolare e un consumo responsabile, dove benessere e sostenibilità possono essere facce di una stessa medaglia.

 

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I materiali utilizzati in bioedilizia sono per la maggior parte liberi da sostanze chimiche o inquinanti, sono cioè materie provenienti dalla natura e completamente biodegradabili, pertanto non necessitano di smaltimento e trasporto in discarica, riducendo costi e impatto ambientale.

Ricordiamo che le procedure odierne dismaltimento delle materie e dei rifiuti sono co-responsabili dell’inquinamento ambientale, si pensi solo agli alti costi sociali e di salute che vengono sostenuti in vicinanza degli inceneritori.

Tali meccanismi potranno essere ridotti ed arginati grazie ad un impiego serio e su vasta scala di metodi costruttivi basati su materiali naturali e contenenti una bassa energia primaria. L’energia primaria è l’energia immagazzinata nei materiali, quella necessaria per la loro produzione, il mantenimento e lo smaltimento a fine vita.

  

 

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Ridurre l’impronta dell’uomo sulla natura.

 

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“Rafforzare in tutti i paesi la capacità di ripresa e di adattamento ai rischi legati al clima e ai disastri naturali”.


Il cambiamento climatico interessa i paesi di ogni continente e le emissioni di gas serra sono ovunque e riguardano tutti. Sempre più persone utilizzano energie rinnovabili e modificano il loro comportamento per ridurre le emissioni e aumentare gli sforzi di adattamento.

Anche la bioedilizia opera per liberare le nostre terre da una lunga serie di sostanze nocive, di scarti non riciclabili e dalla stretta dipendenza dai materiali derivati dal petrolio. Sono tantissime le tecniche utilizzate per ridurre l’impronta dell’uomo, ne elenchiamo alcune: impianti geotermici, fitodepurazione dell’acqua piovana, isolamento termico e traspirabilità dell’edificio, assenza di prodotti tossici e altamente energivori quali calcestruzzo o poliuretano, utilizzo di materiali riciclati, di risulta delle coltivazioni o di scarto delle stesse e impiego di materiali a bassa energia primaria.

Tutte queste azioni combinate contrastano la velocità del cambiamento climatico in atto e, su scala globale, possono davvero fare la differenza.

 

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Salvaguardare la vita sulla terra e nei mari.

 

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“prevenire e ridurre in modo significativo ogni forma di inquinamento marino, in particolar modo quello derivante da attività esercitate sulla terraferma”.


“combattere la desertificazione, ripristinare le terre degradate, comprese quelle colpite da desertificazione, siccità e inondazioni, e battersi per ottenere un mondo privo di degrado del suolo”.

Più di 3 miliardi di persone dipendono dalla biodiversità marina e costiera per il loro sostentamento. Il 40% degli oceani del mondo è pesantemente influenzato dalle attività umane, il cui impatto comprende l’inquinamento, l’esaurimento delle riserve ittiche e la perdita di habitat naturali lungo le coste. Approssimativamente 1,6 miliardi di persone dipendono dalle foreste per il loro sostentamento. (Fonte: Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite riguardo agli SDGs.)

 

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Il raggiungimento di questi due obiettivi è la base per poter concretizzare tutti gli altri. Purtroppo siamo molto lontani dal traguardo e il lavoro da fare è davvero imponente.

La bioedilizia contribuisce significativamente alla riduzione dei rifiuti legati all’edilizia: una grande quantità di materiali è completamente riassorbibile dalla terra che li ha prodotti, pensiamo alla paglia, alla calce e all’argilla, ma anche al legno e al bambù.

Il legno impiegato in bioedilizia proviene da foreste gestite in modo responsabile (certificate ad esempio FSC o PEFC) e il Bambù è un materiale eccezionale perché, oltre ad avere una elevatissima prestanza, collabora all’abbassamento dei valori dei gas serra e al contenimento del dissento idrogeologico. Più riusciremo a fare uso di prodotti che la natura non debba sforzarsi di digerire, più mari e terra resteranno un luogo abitabile per tutte le specie viventi.

 

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Autrici:

 

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Valentina Minarini, copywriter e social media manager.  
La scrittura è ciò che ci ha fatto entrare nella storia, sarà per questo che comunicare con le parole è ciò che amo del mio lavoro. Riuscire a trasmettere valori e personalità delle aziende è il mio asso nella manica.

 

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Elisa Lancellotti, ingegnere edile.
Bioedilizia, bioarchitettura e bioclimatica sono il mio pane quotidiano. La Direzione Lavori è la mia pelle. Ho fondato lo Studio Lancri per progettare e costruire un vivere sostenibile.

 

I Vantaggi

I Vantaggi

La scelta di metodi costruttivi sostenibili combinata all’eco-design può offrire infatti numerosi vantaggi, che sono sia ambientali, che economici e sociali.

 

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Tecnica e Materiali

Tecnica e Materiali

La bioedilizia e la bioarchitettura sono settori ampi, che trattano diversi metodi costruttivi ed approcci al costruire.

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Bambù, l’acciaio vegetale

Bambù, l’acciaio vegetale

Lo chiamano Oro Verde o Acciaio Vegetale, per noi è il materiale di svolta del millennio!

Il Bambù è il materiale perfetto per una società estremamente bisognosa di sostenibilità qual è la nostra.

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Siamo a tua disposizione per parlare di progetti in bioedilizia e bioarchitettura. Iniziamo dalle tue aspettative e cerchiamo insieme le soluzioni migliori per costruire in modo sostenibile.

 

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